I modelli del servizio sociale
Le domande chiedono quasi sempre autore, epoca e ruolo dell'operatore. I primi modelli sono casework (studio del caso individuale), group work e community work, sviluppato in Italia negli anni Cinquanta, con la ricostruzione del dopoguerra.
- Clinico: si rifà alla psicologia analitica e procede per studio, diagnosi e trattamento; l'intervento lavora sull'Io.
- Psicosociale: Hollis; secondo la banca dati mette l'accento sulla Gestalt.
- Problem solving: Perlman; unisce psicoanalisi e cognitivismo. L'operatore aiuta l'utente ad analizzare il problema senza ansia e a distinguere il reale dall'immaginario.
- Centrato sul compito: Reid ed Epstein, anni Settanta; l'utente è protagonista attivo del cambiamento.
- Esistenziale/ecologico: Germain e Gitterman; il focus resta l'individuo, letto però nel suo contesto.
- Unitario o integrato: Pincus e Minahan, anni Settanta; quattro sistemi: agente di cambiamento, cliente, bersaglio, azione.
- Di rete: in Italia dalla fine degli anni Ottanta; le reti sono due, primarie (famiglia, amici) e secondarie (servizi, istituzioni). L'obiettivo chiave è l'empowerment.
Strumenti e principi dell'assistente sociale
Lo strumento principe è il colloquio, in quattro fasi (sociale, di indagine, interattiva, di definizione degli obiettivi). Il setting comprende spazio, tempo, ruoli, compito e denaro: lo spazio è il contenitore fisico della relazione, il tempo è la durata del rapporto. La supervisione aiuta a riflettere sul proprio operato con uno sguardo più distaccato; la documentazione è tutta la produzione scritta sul caso e sul servizio; il lavoro d'équipe affronta i problemi in un progetto globale.